Sindacato: dall’unità di azione alla dispersione.
La divisione profonda tra le organizzazioni sindacali sembra produrre un copione già scritto.
- Legge di bilancio approvata quasi senza discussione e comunque senza alcuna contrattazione reale o firma di accordi preliminari con i sindacati.
- Giudizi che vanno dal classico “Luci e ombre”, alla critica più spietata e aprioristica dei suoi contenuti.
- Risposte variegate: sciopero generale di alcuni, manifestazioni di soli iscritti o dirigenti di altri, in date rigorosamente distinte.
Guai a mischiarsi, pur avendo, almeno a parole, l’unico obiettivo di ottenere risultati favorevoli ai lavoratori e ai pensionati.
Non sono tanto i giudizi diversi che spaventano, perché fisiologici alle tradizioni pluralistiche dei sindacati italiani, quanto le enormi divisioni ed il fossato tra gli stessi lavoratori e pensionati, che si rischia di creare nelle aziende, ma anche nel territorio, quando invece la “base” forse preferirebbe l’unità.
Una volta si diceva che i sindacati marciavano divisi per colpire uniti, ma oggi questo non avviene, indebolendo la forza del sindacato e di conseguenza dei loro rappresentati.
Il rischio è quello, per tutti e tre i sindacati confederali, di diventare autoreferenziali privilegiando le iniziative interne, autoassolutorie e con unanimità forzate, senza contradditorio interno, piuttosto che il dialogo ed il confronto con gli “altri”. In questo modo c’è il pericolo di diventare subalterni a forze politiche e partitiche, con il risultato di assomigliare più che a una cinghia di trasmissione, ad una ruota di scorta.
Dividersi in modo così plateale, incoraggia la strumentalizzazione della stampa e delle reciproche tifoserie e favorisce l’azione del Governo che, abilmente, mette in pratica il detto latino “divide et impera” e, incuneandosi nelle dissociazioni, impedisce di ottenere un vero confronto teso a cambiare in favore del mondo del lavoro il segno della legge di bilancio e conseguire quei risultati necessari, a partire dalla difesa di coloro che oggi vivono al di sotto della soglia di povertà e che sono sei milioni.
Come sono lontani i tempi in cui, durante la grandiosa manifestazione unitaria del 1994, D’Antoni dal palco del comizio urlava a noi partecipanti: “amici e compagni scambiatevi le bandiere! “E noi l’avevamo pure fatto. Ma forse siamo residui del passato, ferri vecchi del “Novecento”.
Sono convinto che l’idea di recuperare, con fatica, i rapporti unitari, sia condivisa da molti all’interno delle tre confederazioni, anche se a volte il malinteso senso “di organizzazione”, ne impedisce l’emersione.
La Cisl è per tradizione il sindacato del dialogo e della mediazione e perciò chiedo, per prima all’organizzazione nella quale ho militato per oltre 50 anni, che metta da parte un inutile orgoglio e si faccia promotrice di un’azione rivolta a recuperare questi valori e convergere verso un punto di mediazione accettabile. Sarebbe un atto di coraggio, di saggezza e chiaroveggenza politica ed un bene non solo per il sindacato tutto, altrimenti destinato ad un declino che lo riduce a semplice erogatore di servizi, ma per la società intera e dei pensionati e lavoratori che ne sono la più gran parte.
Un proverbio africano, citato poco tempo fa da Mattarella, dice. “se vuoi andare veloce corri da solo, se vuoi andare lontano vai con qualcuno”.
Se qualcuno pensa di risolvere i problemi da solo, sbaglia.
Cagliari 2/12/2025 Fabrizio Carta

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