Guido Fois un amico che manca.
Due giorni fa è mancato Guido Fois all’età di 88 anni, una delle prime persone che ho conosciuto nel sindacato dei bancari Cisl, al quale ho aderito appena assunto in azienda. Non essendo troppo attiva la nostra sigla al Credito Italiano, insieme a qualche altro iscritto, andammo nella sede di Via Ancona 11 al secondo piano, dove lo incontrammo. Barba folta, eskimo da persona orientata a sinistra, cadenza cagliaritana, fumatore accanito di Alfa (del fumo passivo ne so qualcosa !) attenzione e ascolto ed una grande cultura non solo sindacale, è quello che mi rimane impresso.
Da lì poi diventammo amici e negli anni successivi, quando lui ritenne di lasciare la carica di segretario provinciale di Cagliari, venni favorito da lui stesso per l’elezione al suo posto.
Pur rientrando in banca per lavorare, abbandonando il distacco sindacale, rimase però sempre attivo nel Consiglio Nazionale e si distinse, per anni, per l’originalità dei suoi interventi, sempre incisivi, critici ed utopici allo stesso tempo. Quando andò in pensione nel 1993, il segretario nazionale di allora, durante il congresso, lo citò decine di volte e gli fu tributato un applauso scrosciante, segno evidente della stima di cui godeva.
Non era troppo bravo nell’ortografia ma diceva: “l’ortografia è stata inventata dai padroni per ingannare gli operai”. Naturalmente, se qualcuno gli correggeva gli interventi, era meglio !
Insieme a Giovannino Brundu, Peppino Ledda, Petronio Boi, Giorgio Marini e Sergio lai, costituiva il nucleo fondante del sindacato di via Ancona. Un gruppo eterogeneo per estrazione e orientamento politico, ma sempre coeso nel difendere pluralismo e democrazia sindacale, vissuti teoricamente ma anche in pratica in tanti congressi, vinti o persi, ma sempre combattuti con dignità, passione, spirito critico. Ho fatto sempre tesoro di questi insegnamenti, trasmettendoli per quanto possibile a quanti hanno lavorato con me.
Guido mi ha insegnato che il sindacato, il sindacalista non deve mai avere una subalternità culturale rispetto alla politica, ai partiti, ai padroni (come diceva lui e come si diceva allora), non deve mai andare con il cappello in mano nelle trattative, perché, al di là del valore soggettivo di ognuno, la sua forza dipende dal mandato che gli conferiscono iscritti e lavoratori.
Ma era proverbiale anche il suo rispetto per gli Statuti e per i regolamenti che, diceva, per il Sindacato devono essere come la Costituzione per il popolo italiano.
I suoi aneddoti e le storie che raccontava erano sempre affascinanti perché fondate non su luoghi comuni, ma su una vasta cultura, non solo bancaria, e soprattutto su una indipendenza di giudizio molto rara in generale.
Ancora sento la sua risata contagiosa ed il suo almanaccare contro la Confindustria, contro il Vaticano (ancora non c’era Papa Francesco), contro i poteri forti. Una conversazione con lui era sempre avvincente. Dopo il suo pensionamento ha sempre partecipato anche nella vita del sindacato dei pensionati e lealmente mi ha sempre sostenuto anche con scritti e interventi in ogni momento. Uomo sensibile, amante della compagnia, spiritoso è stata una persona di grande valore. Per me, ma non solo per me, un maestro di sindacato.


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