Un ricordo di Giampaolo Carta
Come scrive il poeta scrittore Erri Deluca, il miglior modo per far rivivere nella memoria un amico che scompare, è quello di scriverne e di ricordarlo. Ci sembra infatti che viva ancora anche se non possiamo più telefonargli o andare a trovarlo per chiedere un parere, un’informazione o anche solo per fare due chiacchere.
Più si invecchia e più accade. Tu pensi: ora telefono a questo mio amico ma poi ti rendi conto, con nostalgia e tristezza, che non c’è più.
E’ quello che capiterà per me ma anche per molti altri, con Giampaolo, che ho sentito al telefono appena pochi giorni fa e che purtroppo è scomparso.
Aveva 87 anni ma la mente lucidissima, sempre vigile, attento alle questioni politiche e sindacali, sempre aggiornato sulla materia in cui, negli anni, era, senza che nessuno se l’abbia a male, l’unico e maggior esperto all’interno non solo della Cisl.
Sto parlando di Giampaolo Carta, piccolo ma grande uomo, che ha fatto nascere e vivere il SICET: Sindacato inquilini casa e territorio
Affrontava il problema della casa con una competenza ed un’intelligenza sopraffina e con una sensibilità e costanza ammirevoli.
Aveva iniziato a lavorare da ragazzino con i calzoni corti nella Cementeria cagliaritana, seguendo le orme del padre, diventando presto punto di riferimento ed anche sindacalista per i suoi colleghi, nonché fondatore del primo nucleo della FILCA (il sindacato degli edili della Cisl) insieme ad Agrippino Cossu, poi diventato segretario generale della UST di Cagliari. Stiamo parlando dei primi anni ‘50 del secolo scorso.
Dopo qualche anno, come molti altri lavoratori, l’apertura degli impianti della Saras lo portò a trasferirsi a Sarroch dove ha lavorato fino alla pensione nel gruppo della Saras.
Ma l’amicizia con Agrippino Cossu lo fece rimanere all’interno del sindacato, dove ha lavorato fino a pochi anni dalla sua scomparsa.
Infatti, supportato dalla UST, diede concretezza all’intuizione della Cisl e delle Acli di costruire il SICET, anche a Cagliari di cui fu uno degli animatori, insieme a Giannino Isu e l’avvocato Pettinau. Giampaolo ci teneva a dire che il SICET non era solo un servizio che si doveva dare obbligatoriamente agli iscritti della Cisl, ma era proprio un sindacato con le sue istanze politiche, con le sue proposte, con la contrattazione con le Istituzioni Nazionali e regionali o con la Regione ed i Comuni in particolare.
Quando si arrabbiava, diceva: adesso prendo tutto, me ne vado e mi rendo autonomo dalla Cisl! Poi gli passava e prevaleva il suo amore per la nostra organizzazione che non ha mai abbandonato.
Molti nella Cisl per anni e forse ancora oggi, hanno sottovalutato questo concetto che Giampaolo nelle sue lunghe e ricche relazioni ha sempre sottolineato con forza, a costo di litigare con chi considerava il SICET figlio di un Dio Minore.
La grandezza del SICET e di Giampaolo, che viene immediatamente alla mente quando si parla di questo sindacato, è proprio questa. Innanzitutto sviluppare un ruolo politico e mettere in campo le necessarie azioni per dare alla maggior parte degli italiani e dei sardi il diritto ad avere una casa popolare o una casa in affitto ad equo canone o, negli anni successivi, attraverso gli accordi sui canoni concordati firmati nei Comuni per poter garantire alle fasce più deboli (studenti, disoccupati, pensionati a basso reddito, lavoratori precari) contratti d’affitto meno cari perché il diritto alla casa è uno dei diritti primari dell’uomo e deve essere riconosciuto a tutti.
Giampaolo si è sempre battuto per queste ragioni ideali e perché all’interno del sindacato non si svilisse il ruolo del SICET, quale semplice erogatore di servizi o di consulenza e questo fatto a volte gli ha alienato qualche simpatia.
Allo stesso tempo, Giampaolo ha sempre vissuto in simbiosi con la Confederazione dalle cui file proveniva e dai cui valori portanti era pervaso pur con il suo spirito critico.
La sua particolarità era quella di essere indipendente nel proporre la sua politica ma, allo stesso tempo, sempre collegato con il sindacato della Cisl che ha amato fino alla fine, anche se con qualche dispiacere e incomprensione, verso il termine della sua vita.
Come detto la sua amicizia e la sua consonanza di idee con Agrippino Cossu, primo segretario della UST di Cagliari, gli ha consentito di vivere sempre nella sua casa. Era difficile per il SICET raccogliere risorse economiche ma il rapporto stretto con i segretari UST ha consentito di siglare convenzioni tra la confederazione e le categorie ed il SICET che gli hanno consentito di lavorare con dignità, sempre da volontario. Accordi sempre mantenuti anche dai segretari successivi anche se a volte con qualche difficoltà.
La presenza di Giampaolo nella sede di Via Ancona, tutte le sere salvo il venerdì, era proverbiale, la sua presenza attiva in tutte le riunioni dell’esecutivo e del Consiglio ne hanno sempre fatto un protagonista. I suoi interventi sulla materia specifica, ma anche sui temi confederali e politici, non sono mai mancati, anche con un pizzico di verve polemica che non guastava.
Insomma il Sicet, a volte usato a tutti i livelli, per dare qualche poltrona a sindacalisti in pensione che poco capivano i problemi, in Giampaolo ha avuto un vero rappresentante e un vero professionista, nel senso più nobile della parola.
Lo conoscevo da più di 40 anni e penso di aver avuto con lui un rapporto speciale, paritario, con momenti anche di scontro e di confronto accesi, ma sempre con la massima stima e affetto.
Ricordo un suo intervento veemente in un’assemblea dei quadri territoriali, nel quale mi accusò di non aver parlato, nella mia pur lunga relazione, dei problemi della Casa! Gli risposi forse un po’ ruvidamente che non era vero ma il rapporto tra noi si rinsaldò e rasserenerò dopo qualche minuto.
Grazie a lui ho potuto capire quei problemi e la loro vitale importanza per tanti uomini e donne.
Se si sfogliano le vecchie pagine dei giornali locali o quelle delle rubriche di Dies e talvolta anche di Conquiste del lavoro, si noterà la presenza costante del SICET e del suo storico segretario territoriale e regionale dispensatore di consigli saggi a tutti i dirigenti sindacali e a tanti iscritti Cisl e SICET.
Tante le lettere e gli interventi sui giornali locali, tante le proposte e tante anche le iniziative, spesso unitarie, sulle problematiche della casa e del territorio.
Le sue intuizioni ed il suo lavoro è stato sempre supportato dai segretari UST ma anche USR succedutisi nel tempo. Di questo posso essere testimone almeno fino al 2013 anno del mio pensionamento.
Ma non si creda che fosse facile un rapporto con lui perché aveva un forte carattere e si confrontava a viso aperto con chiunque, senza timori reverenziali.
Dietro questa persona, non c’era solo il grande lavoro politico e tecnico ma anche una grande pazienza verso tutti ed una grande attenzione solidale e umana verso i più deboli della società.
E lui questi valori li ha trasmessi a tutti e per questo ho cercato sempre di supportarlo aiutandolo e spronandolo ad esprimere le sue idee che erano tante e che, a volte, avevano solo bisogno di qualcuno che li facesse emergere.
Era certamente un uomo all’antica, refrattario alla tecnologia ed alla macchina da scrivere ma era capace di catalizzare l’attenzione dei segretari di turno. La sua scarsa attitudine ad usare le nuove tecnologie non gli ha mai impedito di intervenire in modo proficuo, perché sapeva creare squadra intorno a sé
Insomma Giampaolo con il quale ho collaborato per i vent’anni della mia carriera sindacale confederale è stato non solo un uomo da apprezzare sul lavoro, ma anche un amico leale e sincero.
Da pensionato Cisl ha sempre partecipato ai Congressi e precongressi e devo dire mi è sempre stato al fianco, anche nei momenti più difficili e nelle contrapposizioni più feroci.
Quando ho presentato il libro “Cronaca e storia della Cisl Cagliaritana” nel settembre scorso, ha mostrato tanto interesse ma il giorno della presentazione non ha partecipato forse per motivi di salute o forse perché reduce da qualche polemica. Ma dopo qualche settimana, ci siamo visti vicino a casa sua, insieme al suo migliore amico Franco Cocco e gliene ho dato copia che, sono sicuro, ha letto con attenzione.
Sembrava tranquillo e sereno seduto al bar del complesso dei “Mulini”, offrendosi tra l’altro di pagare lui la consumazione.
Gli telefonavo spesso per renderlo aggiornato su quanto accadeva, giacché lui ormai non frequentava la sede di Via Ancona, ed era sempre attento e ricco di consigli appropriati.
L’ho sentito qualche giorno fa dapprima mentre era ricoverato in un letto di dolore in Ospedale e mi ha parlato serenamente dei suoi disturbi e dei suoi malanni, quasi rassicurandomi. Da ultimo, giovedì scorso, tornavo dalla casa di Is Uccheddus e mi sono detto: ho dimenticato di chiamare Giampaolo, fermandomi ai bordi della strada provinciale, prima che iniziassero le curve di Siliqua che mi avrebbero impedito la comunicazione. Ha risposto dopo pochi squilli “Sono a casa, sono stato dimesso anche se mi dovrò sottoporre ad altre analisi e cure”. Sembrava trasparente e tranquillo, pur conscio del suo stato di salute. “Giampaolo se hai bisogno di qualcosa, chiamami” ma lui: “non c’è bisogno perché l’ospedale è vicino”.
Non ho più avuto il tempo di sentirlo, per il suo peggioramento repentino, ma lo ricorderò sempre come un amico onesto e come uno di quegli uomini, magari modesti e umili, ma che fanno grande le organizzazioni.
Era uno degli iscritti più anziani della Cisl sarda (più di 70 anni di tessera) e forse avrebbe meritato di essere festeggiato in qualche ricorrenza o convegno della Cisl. Ma non preoccuparti, Giampaolo, il premio l’hai conquistato sul campo e nel ricordo di tutti noi!
Fabrizio Carta

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