Sbarra nominato sottosegretario dalla Meloni.

Girano sul web e sui giornali accuse pesanti contro Sbarra e quindi contro la CISL anche perché, mentre accusava la CGIL di fare politica (che poi non è un’accusa, perché tutto il sindacato fa politica) il Presidente della fondazione Marini, costituita ad hoc, veniva nominato dalla Meloni sottosegretario di questo Governo.

Non è una conclusione inattesa. Tre indizi fanno una prova, in questo caso gli indizi sono tantissimi e l’approdo al centrodestra da indipendente (?) scontato. Sue le scelte, che non possono pesare sul nostro sindacato. Lui, che deve tutto alla CISL, avrebbe dovuto immaginare i contraccolpi negativi sull’immagine dell’organizzazione. Ma si sa la gratitudine non è di questo mondo. Mi immagino le critiche che vengono mosse, in questi giorni, ai delegati nelle aziende e agli agenti sociali in prima linea.

Naturalmente si sono messi in moto i difensori d’ufficio. Non è la prima volta che interviene la contraerea “Sbarra è preparato per risolvere i problemi del Sud”.” In fondo poi non è il primo sindacalista a diventare politico e si fa riferimento, rimanendo nella CISL, a D’Antoni, Carniti, Marini, Pezzotta, Furlan etc.”

Alcuni dei citati non sono passati dall’oggi al domani dal sindacato a ruoli politici, ma hanno atteso in alcuni casi anche anni. Altre volte sono stati eletti e non cooptati, come invece avvenuto per Sbarra.

Qui non è in discussione il passaggio alla politica, avvenuto in molte circostanze tra sindacalisti di CGIL CISL UIL, ma le modalità, la continua e strisciante preparazione favorita dall’impossibilità di tutta la dirigenza CISL di poter replicare o discutere a causa di meccanismi interni da centralismo democratico, introdotti già dalla Furlan, con condizionamenti che l’hanno completamente ammutolita. La mancata partecipazione a qualunque sciopero generale, gli applausi frenetici alla Meloni quando ha criticato lo sciopero, la contrarietà assoluta al salario minimo, l’astensione dal referendum, ma ancora prima l’entusiastica approvazione della politica del fare di Salvini ed una remissività esagerata verso le politiche del Governo, erano tutti segni premonitori. Solo chi si è voluto bendare gli occhi, non ha visto. Qualche “rara avis “ha aperto bocca mal sopportata e liquidata con la frase” si tratta di vecchi e inutili tromboni fuori dai giochi”. La responsabilità non è dunque solo di Sbarra che ha barattato la legge sulla partecipazione con l’autonomia vera, ma di tutti quanti per non aver contrastato le tante manovre precongressuali mirate ad assicurare in ogni modo un consenso trasmesso poi alla sua successora. Congressi ridotti a mera ritualità ricchi di selfie, ringraziamenti, tavole rotonde e poco dibattito reale. Molti non diranno mezza parola perché il rischio è essere ridotti allo stato laicale, senza cariche e indennità.

Se qualcuno ha voce questo può essere il momento di farlo all’interno. Altrimenti il silenzio e l’acquiescenza peseranno a lungo sull’immagine della CISL.

Fabrizio Carta

Cagliari 14 giugno 2025

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