Prefazione
MARIO GIRAU
Vent’anni di vita sindacale – dal 1993 al 20013 – concentrati, “zippati”, in 200 pagine dove si leggono in controluce le vicende sociali, economiche, lavorative del territorio di Cagliari a volte sullo sfondo delle politiche regionali. Un patrimonio documentale di indubbia utilità per ricostruire la storia economica e sociale della Sardegna in un tempo in cui si trascinano le eredità di politiche industriali, quasi calcificate o che tardano a rinnovarsi, mentre si scoprono le novità quando hanno già prodotto effetti, quasi sempre negativi, sui livelli occupazionali e l’organizzazione del lavoro. Tutto questo è, essenzialmente, il “Libro Cronaca e Storia della Cisl cagliaritana” (1993-2013).
Dal suo osservatorio privilegiato – per dieci anni segretario confederale e successivamente (per altri nove anni) segretario generale territoriale di Cagliari – – Fabrizio Carta racconta e commenta, quasi prende per mano il lettore e l’aiuta a capire complesse dinamiche politiche, economiche, imprenditoriali e sociali che creano gli scenari dove i lavoratori ogni giorno giocano la partita della vita arbitrata da altri – spesso multinazionali – con interessi anni luce lontani dalla Sardegna e dalla sua gente.
Carta presenta 70 eventi e storie compresi in 14 periodi di attività sindacale. Davanti al lettore scorrono vicende interne alla Cisl, azioni e iniziative sindacali unitarie con Cgil e Uil con sullo sfondo i fatti economici, sociali e politici del territorio e dell’isola.
Nel libro si possono individuare almeno quattro filoni di lettura: autonomia del sindacato; importanza del territorio di Cagliari per lo sviluppo della Sardegna; dinamiche e comportamenti sindacali interni ed esterni alla Cisl; cultura della documentazione e salvaguardia della memoria storica dell’attività sindacale.
Autonomia del sindacato. E’ il “filtro speciale” con cui Fabrizio Carta guarda e interpreta tutti gli eventi e vive il suo rapporto personale con il sindacato. Il filo rosso che attraversa tutte le oltre 200 pagine del libro.
Difficile spiegare commenti, osservazioni e critiche che l’autore inserisce a volte “in automatico” in molte pagine senza questo criterio interpretativo dei fatti rispondente alla scelta culturale e ideologica di Carta fatta quando si è buttato nella mischia sindacale.
L’avventura al vertice della Cisl cagliaritana è originata dalla decisione del segretario generale Angelo Vargiu di accettare – nel luglio 2004 – la proposta del sindaco Emilio Floris di guidare l’assessorato dei servizi sociali e assistenza. Senza quest’uscita anticipata – dettata dall’incompatibilità statutaria tra incarichi sindacali e politici – il cammino di Carta dentro la Cisl avrebbe potuto essere diverso.
Per questa autonomia l’autore del libro si è speso e sofferto, in particolare quando, tra il 1999 e il 2000, gli sembra che diversi dirigenti nazionali confederali ritengano superata la formula dell’incompatibilità o, in subordine, pensano importante per la Cisl costruire rappresentanze politiche o almeno prepolitiche. La sua granitica convinzione, che non accetta compromessi e mediazioni sul tema, raggiunge anche le pagine del quotidiano sindacale “Conquiste del lavoro” . «Devo riconoscere al giornale ed al suo direttore Francesco Guzzardi di aver dimostrato grande rispetto per la democrazia interna e per il pluralismo., Questo episodio – scrive Carta – mi ha fatto dire per anni che la CISL è (o è stato?) il miglior sindacato possibile, perché al suo interno il pluralismo è un valore difeso e praticato».
La pratica e la cultura dell’autonomia è impegno del sindacato Cisl regionale, che si realizza attraverso la capacità di difendere «questa peculiarità di sardi, unici veri isolani in Italia, introdotta per la prima volta negli anni Ottanta, dal segretario generale di allora, Ugo Pirarba, con l’affermazione della specialità della Sardegna e dell’autonomia anche organizzativa della Cisl, proprio in considerazione anche dell’insularità». Specialità e autonomia conservate fino a oggi a livello regionale e territoriale, riconosciute dall’organizzazione di via Po, a Roma, attraverso un dialogo continuo con le segreterie confederali e di categoria della Sardegna. Fabrizio Carta vanta questo comportamento. A livello territoriale: « Angelo [Vargiu], con il suo stile deciso, si muove nel solco di quell’autonomia da partiti e governi, fattore genetico della Cisl». In ambito regionale e nazionale: «La Cisl storicamente è nata per difendere l’autonomia e non può certo appiattirsi su alcun partito: sarebbe contro la sua natura». « La Cisl ripresenta la sua ricetta: autonomia dai partiti, dai governi e dalle giunte di qualsiasi colore, difesa della natura associativa del sindacato». La cultura del sindacato “cinghia di trasmissione” di un partito non è nel DNA Cisl.
Importanza del territorio di Cagliari per lo sviluppo della Sardegna
Il titolo del libro di Fabrizio Carta – “Cronaca e Storia della Cisl Cagliari” – se non fuorviante, è certamente limitativo per almeno due motivi. Quasi tutto quello che succede nel capoluogo dell’isola acquista rilevanza regionale, al punto che problematiche in altri territori lasciate alla contrattazione locale, a Cagliari chiamano al confronto anche segretari regionali di categoria e confederali. Inoltre lo stesso autore riporta vicende che per i protagonisti e per gli argomenti trattati superano la cinta daziaria o i confini UST del capoluogo isolano. Eccone alcuni: “La Cisl e la politica”, “Giubileo del lavoro”, “il 50.mo anniversario della Cisl cagliaritana”, “La mobilitazione del sindacato contro il terrorismo”, “Accordo di programma sulla chimica luglio 2003”, “La manifestazione unitaria a Buggerru ( 4 settembre 2004)”, ““Il porto: una ricchezza per Cagliari e la Sardegna. Convegno 16 febbraio 2006 con il segretario generale Savino Pezzotta”, “Visita in Sardegna di papa Benedetto XVI”, “La morte negli stabilimenti Saras di Sarroch di tre operai ( 26 maggio 2009)”, “Sciopero generale regionale 5 febbraio 2010”, “La lotta contro l’apertura domenicale dei supermercati”.
Cagliari ha potenzialità per rilanciare sviluppo e occupazione, ponendosi in rapporto con le altre province sarde e può essere volano di sviluppo per l’intera Isola: qualificazione della zona industriale di Sarroch e di Macchiareddu, il rilancio dell’edilizia nel rispetto dell’ambiente, realizzazione delle infrastrutture in sospeso da anni; la valorizzazione del sistema turistico ricettivo e dei beni culturali ( a partire dal Teatro Lirico) e dei servizi collegandovi porto storico e aeroporto. Inoltre: La creazione di una piattaforma logistica a ridosso del porto canale che crei un forte indotto, con collegamenti con il resto della Sardegna e con l’applicazione dei principi delle autostrade del mare; la difesa e l’incremento degli investimenti nell’Università; città metropolitana e rapporti con il resto dell’isola. Solo per citare i temi ricorrenti e comuni.
Il 23 maggio 2006 Cgil Cisl e Uil scrivevano ai candidati sindaci di Cagliari: « E’ fondamentale che la città di Cagliari riacquisti la leadership decisiva per il benessere dei cittadini di Cagliari e dell’intera Sardegna». «La proposizione della città metropolitana come organismo che possa intervenire con autorevolezza, ma anche con effettivi poteri, nel risolvere gli annosi problemi di Cagliari e del suo hinterland, che costituisce il 30% dell’intera popolazione sarda».
Difficile sfuggire alla domanda “Perché tanti problemi sono rimasti irrisolti e Cagliari non è riuscita ad alleviare i problemi del resto dell’isola” ? Una risposta difficile, che non si trova nel lavoro di Fabrizio Carta, che può realisticamente offrire soltanto la sua lettura degli eventi, consapevole che al sindacato compete, purtroppo, fare proposte, rafforzate dalle idee e dalla mobilitazione del lavoratori, ma non aprire cantieri, rinnovare fabbriche, ridurre i costi energetici, colmare il deficit infrastrutturale.
Dinamiche e comportamenti sindacali interni ed esterni alla Cisl
Carta mette insieme fatti economici, politici, culturali e vicende interne al sindacato territoriale di via Ancona 11. Alcuni emergono “naturalmente”, come la mobilitazione contro il terrorismo e i cinque mesi di emergenza e mobilitazione vissuti dai sindacati confederali, specialmente la Cisl, soggetti a una serie di intimidazioni contro le sedi sindacali, lettere minatorie e buste con proiettili indirizzate ai vertici del sindacato sardo Carta lascia parlare i fatti: il 7 gennaio 2003 il Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu nella sede della Cisl sarda incontra i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil. «Malauguratamente però gli atti violenti si ripresentano in forma ancora più brutale e pericolosa. Infatti, nella notte tra il 14 ed il 15 maggio, una bomba di medio potenziale, posta all’ingresso della sede della CISL e dell’INAS territoriale di Via Ancona 11, esplode, divellendo il portone, devastando i locali del patronato, ma, per fortuna, senza causare alcun danno alle persone». Il ministro dell’Interno, Giuseppe Pisanu, riunisce immediatamente un vertice con i suoi più diretti collaboratori e con i responsabili dei servizi. Appena appresa la notizia, chiama il segretario generale della Cisl sarda, Mario Medde, non soltanto per comunicargli la solidarietà sua personale e del Governo, ma anche per rinnovare gli impegni fatti alle tre sigle sindacali nella riunione cagliaritana con i segretari generali Pino Marras, Mario Medde e Gino Mereu. Nel pomeriggio del 15 maggio, nella sede della Cisl di Cagliari guidata dal segretario territoriale Angelo Vargiu, riunione col il Prefetto di Cagliari, Efisio Orrù, e il Questore, Antonio Pitea.Venerdì 16 maggio assemblea delle segreterie territoriali di Cagliari Cgil, Cisl e Uil con le segreterie regionali per discutere dell’attuale momento sindacale e dei problemi dell’ordine pubblico, mentre in Prefettura si terrà una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Nel gennaio 2005 il bilancio dell’attività sindacale del 2004 con l’appello all’arcivescovo cagliaritano perché difenda la domenica e il diritto dei lavoratori a celebrarla dentro le mura di casa e tra gli affetti familiari. Dopo qualche settimana la difesa dell’industria esistente con i risultati dei congressi territoriali di categoria, accompagnati dalle sue personali osservazioni e descrizione del “dietro le quinte” congressuali. Scorrono in filigrana ora le emergenze socio-economiche – “Keller” e “Ceramica Mediterranea”, “Geoparco”, “Lavoratori LSU”, assemblea provinciale su sicurezza, potenzialità dell’Area metropolitana, Porto Container, la crisi in alcuni Call Center, politiche immigratorie con azione congiunta Inas –Anolf – ora i congressi della Cisl, meccanismi elettorali e alleanze tra federazioni di categoria per eleggere consiglio e segretario generale.
Carta con molta attenzione non li confonde: le vertenze, i dati drammatici della disoccupazione, le crisi occupazionali, la lentezza delle risposte attese da Roma e da viale Trento sede della Regione sono separati, nel libro, dalle dialettiche interne al sindacato Cisl. Per quanto riguarda queste ultime l’autore è di parte, un “difetto” dichiarato esplicitamente :
«I fatti raccontati e documentati – scrive nella “”Premessa – si intrecciano con la vicenda personale del sottoscritto e quindi devo avvertire che quanto esposto, è filtrato dalla mia esclusiva memoria, labile, limitata e a volte partigiana, e dalla parzialità di alcune affermazioni interamente imputabili a me stesso». Storici e ricercatori sono avvertiti: le parti più autobiografiche di Carta-sindacalista, riguardanti soprattutto la vita interna Cisl, hanno bisogno del “contraddittorio” sindacale, del confronto con altri testimoni protagonisti degli anni raccontati nel libro.
Cultura della documentazione e salvaguardia della memoria storica dell’attività sindacale
«E’ importante che siano ricordati i documenti, gli interventi e le iniziative sindacali, in un periodo tormentato, durante il quale si sono vissuti momenti di notevole drammaticità sociale, che perdurano, con maggiore asprezza, anche oggi». Con questa dichiarazione programmatica Carta si mette nel filone–Cisl di salvaguardia della memoria storica dell’attività sindacale sia per rivisitare, a distanza di tempo, la propria azione e le proprie politiche sia per mettere a disposizione dei ricercatori documenti e fonti di eventi che, in Sardegna e a Cagliari, hanno lasciato un segno nella città e in regione. La storia economica isolana potrebbe essere diversa da quella ufficiale se ricostruita anche con i documenti, gli atti, i comunicati usciti dalle stanze sindacali, addirittura dalle cartelle tematiche predisposte su ogni vertenza dai segretari di categoria.
Social e informatizzazione portano in tempo reali i contenuti delle lotte sindacali sui tavoli delle controparti e degli iscritti, ma rischiano di diventare “spam” della memoria perché velocemente sostituiti da altri sms, resettati alla prima occasione. Per la verità anche nel passato non tutti i segretari hanno avuto la sensibilità di riversare nell’archivio di categoria o confederale documenti, relazioni, protocolli e atti finali relativi alle vicende del lavoro. E’ necessaria la cultura della memoria storica, ma anche del documento in se stesso che, diventato muto per i lavoratori interessati, “parla” agli storici non solo di cose sindacali, ma di un territorio, di una fabbrica, di una comunità, di storie di uomini e donne, famiglie, che hanno avuto il destino cambiato da uno sciopero, una crisi occupazionale, una vertenza.
“Cronaca e storia della Cisl cagliaritana; anni 1993-2013” rientra nell’alveo culturale e pubblicistico del sindacato di via Ancona che ha prodotto “Quaderni trimestrali di studi sardi”, il mensile “Presenza”, l’agenzia di stampa settimanale “Dies”. “Storia di un sindacato popolare – Cinquant’anni della CISL sarda 1950-2000”
Mario Girau
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