Il caso Lauria

Zampa23 Settembre 2025 at 8:28 · Edit

Non conosco personalmente Francesco Lauria, ma in molti mi parlano della sua preparazione e competenza. Dopo aver letto tutta la documentazione resa pubblica, il mio istinto di sindacalista mi spinge a solidarizzare con il dottor Lauria, a prescindere da qualsiasi eventuale errore commesso.
Del resto, alcune esperienze personali vissute, non così gravi non essendo mai stato un dipendente, mi fanno comprendere la situazione di Lauria, in un’organizzazione nella quale, come in tante altre, è difficile trovare sostegno anche solo morale da parte di colleghi o compagni, quando si cade in disgrazia. Si è portati a reagire se toccati personalmente ma si sta in silenzio quando vengono toccati gli altri. Diceva Don Abbondio:” se uno il coraggio non ce l’ha non glielo si può dare.” Per quel poco che può servire, sulla scia di tanti personaggi importanti, sto dalla sua parte.
Da questa vicenda, mi sembra di capire che passano i segretari generali, ma nessuna novità viene introdotta nel rapporto con gli iscritti e i dirigenti sindacali di ogni tipo e fluisce ininterrotto il metodo inaugurato dalla Furlan, con l’avallo della Fnp di allora, con commissariamenti, espulsioni o altro. Sbarra ha proseguito l’opera attuando una rimozione certosina dei dirigenti non in linea nei territori e nelle regioni ed una ricomposizione chirurgica della stessa, funzionale al consenso a se stesso e alla nuova segretaria che dovrebbe rimarcare la sua indipendenza rispetto al vecchio ma che invece pare voler ribadire la stessa postura. Al di là della evidente svolta a destra (che forse rende contenta una parte degli iscritti), si cerca di mettere a tacere chiunque contesti qualcosa o si serva dello spirito critico, utilizzando metodi (controlli asfissianti dei social o di qualunque pubblicazione, registrazioni, violazioni della privacy personale, denunce ai Probiviri fatte magari da qualche ascaro) a dir poco antipatici e indegni di un sindacato come la CISL, nato per contrastare il centralismo democratico della CGIL e per rendere concreto il pluralismo anche interno, da sempre nostro fiore all’occhiello. Tutto ciò crea un clima non facile soprattutto per i dipendenti, siano essi tecnici o politici. Basta parlare con qualcuno che lavora dentro la Cisl o che fa parte di un organismo, per rendersi conto di quanto disagio ci sia e quanto siano diventati difficili i rapporti interpersonali e sia quasi impossibile esprimere dissenso, anche minimo e a fin di bene, rispetto alla politica confederale, senza subire contraccolpi personali. Non c’è da stupirsi, se guardiamo al lento mutamento genetico della Confederazione che punta a rafforzarsi più sull’offerta di prestazioni agli iscritti e agli utenti in genere, attraverso i servizi, piuttosto che cercare consenso diffuso, rivolgendosi alla società civile con i propri valori morali e istitutivi. L’assenza di scioperi e lotte da parte della Confederazione negli ultimi tempi, contrabbandato come un segno di abbandono del “Novecento”, in realtà è un ripiegamento su sé stessi e rappresenta un atteggiamento remissivo verso il Governo, funzionale magari ad altro.
L’esempio recente delle manifestazioni a favore della popolazione palestinese che hanno visto migliaia di persone, scendere in piazza con passione, con la totale assenza della Cisl, almeno quella ufficiale, dimostrano che la lotta e la protesta civile e ordinata sono tutto fuorché un residuato del secolo breve. Essere assenti e limitarsi a qualche comunicato generico sull’argomento, non favorisce sicuramente la “presa” del nostro sindacato tra i giovani.
Cosa fare?

Innanzitutto è importante che quanto avviene nella Cisl si sappia, in modo da correggere gli errori e si sappia, per esempio, che i guardiani della rivoluzione, difensori dell’ortodossia sindacale, sempre attenti a monitorare su facebook o su qualunque pubblicazione cartacea o online, il pensiero dei propri iscritti e sindacalisti con l’intento di fare scattare denunce o altro, non si sono accorti per tempo di quanto accadeva in quel di Torino dove, purtroppo, c’è un sindacalista indagato e processato con accuse gravi per comportamenti probabilmente conosciuti all’interno, ma sui quali probabilmente si glissava.
Una testimonianza personale: una mia brevissima dichiarazione su facebook, letta forse da venti persone, è stata captata dopo sette (!!) minuti dalla pubblicazione e poi diventata materia per imbastire una denuncia pesante ai Probiviri di categoria e confederali.
Tutto ciò non per gossip ma per rompere quella cortina di silenzio e di compiacenza che vige all’interno della Cisl dove si marcia uniti in pubblico, ma si mugugna in privato.
Richiedere la partecipazione non solo attraverso leggi che saranno utili a pochi privilegiati, ma con la discussione reale dei problemi e con la condivisione delle posizioni politiche e sindacali.
Riscoprire la democrazia interna che eviti di avere segretari ai quali non si applicano le regole, come spesso avvenuto, che è impossibile anche criticare, favorendo il dibattito e la partecipazione attraverso una consultazione permanente degli iscritti che non possono solo essere fruitori di servizi e rimanere tali solo per abitudine, ma perché consapevoli e convinti delle scelte prese insieme.
Rivalutare i congressi oggi ridotti a copia incolla di decisioni già prese. Ruolo addirittura teorizzato nei congressi stessi, dalla segreteria nazionale.
Infine rendere concretamente indipendente la giustizia interna, inserendo non solo donne, come mi pare auspicato da Lauria, ma anche persone che abbiano reali competenze giuridiche e soprattutto non abbiano rivestito cariche sindacali a livello nazionale o regionale proprio per evitare condizionamenti da parte della dirigenza più alta. Una limitazione del mandato di proboviro ad un solo congresso, renderebbe poi più facile un’indipendenza di giudizio,
Sogni? Può darsi, ma anche gli anziani devono vivere di prospettive, obiettivi e ideali. Altrimenti vegeterebbero, aspettando la fine.

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