Una volta a scuola durante i compiti in classe si cercava l’aiuto del compagno più bravo che però a volte, geloso, nascondeva il compito agli altri. Allora per il compito di latino io e il mio compagno di banco ci organizzavamo così. Io traducevo e lui cercava le altre soluzioni. Ma aveva paura di essere scoperto e quindi non lo faceva e si limitava a copiare integralmente da me.
Quando arrivava la correzione, pur essendo i compiti uguali, il professore metteva 7 a me e 4 a lui.
Lui allora protestava e diceva: i compiti sono uguali. Allora ll prof. Avataneo, uomo di due metri burbero e buono mitico docente di latino del Siotto, rispondeva: Io so chi l’ha fatto. Ecco era una sorta di bollino di qualità.
Oggi per scrivere si copia da tutte le parti. Prima c’era il copia incolla, ora è ancora più facile. Andate su Google o su un programma di intelligenza artificiale ed ecco che, dando alcuni input, in un quarto d’ora salta fuori una meravigliosa relazione di venti pagine, senza errori di battuta e ben impaginata. Bellissimo. Certo si nota che manca l’anima ma che importa. La maggior parte di noi rimane abbagliato, ma sotto sotto se ci guardi dentro ti accorgi che manca qualcosa. È un periodare che annoia, non trascina. Ora non potendosi impedire l’uso della IA e non essendoci il bollino di qualità del professore, si potrebbe almeno pretendere che le istituzioni, i partiti, i sindacati, le associazioni in calce al documento scrivano: scritto per intero o in parte con l’intelligenza artificiale. Tutto questo prima che diventiamo tutti creduloni o deficienti naturali.

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